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Lampoon intervista Faenza Group

La cartotecnica a basso impatto: cosa c’è dietro un packaging di carta

Ricerca sui materiali, impianti di stampa UV Led e un progetto per la compensazione della CO2. Faenza Group trasforma i processi di produzione in operazioni neutrali per il clima.

Faenza, 27 febbraio 2021. Nel 2019 in Italia sono state immesse al consumo 4,9 milioni di tonnellate di carta e cartone. Di queste, quasi quattro sono state avviate a riciclo, circa l’81 percento del totale. A livello nazionale sono già stati centrati gli obiettivi fissati dall’Unione Europea (direttiva 2018/852/CE) per il 2025 (75% di riciclo), mentre sono a portata di mano quelli per il 2030 (85%). Faenza Group, azienda attiva nel settore nel settore della stampa, della cartotecnica e del packaging, tiene sotto il proprio ombrello otto brand e ha sedi in altri tre paesi oltre all’Italia. «Nel 2008 abbiamo ottenuto la prima certificazione (FSC – Forest Stewardship Council) legata all’uso di carta proveniente da foreste gestite in maniera responsabile, mentre nel 2008 abbiamo installato un impianto fotovoltaico che alimenta lo stabilimento principale in provincia di Ravenna», spiega Claudio Rossi, amministratore delegato dell’azienda. Nel centro operativo in Romagna si studiano e prendono forma le soluzioni per la comunicazione offerte ai clienti: stationery, inviti, cataloghi, brochure e progetti editoriali (magazine di moda e lifestyle, cataloghi aziendali e di prodotti, libri d’arte e fotografici, riviste culturali e aziendali); anche confezioni per i prodotti destinati alle realtà del settore alimentare, parafarmaceutico, cosmetico e del lusso.

In Italia molti settori nutrono diffidenza verso gli imballaggi creati con materia prima seconda. Lo ha sottolineato Paolo Barberi, presidente di FISE Unicircular (l’Associazione delle Imprese dell’Economia Circolare), in occasione della presentazione dell’undicesimo rapporto ‘L’Italia del Riciclo’ a dicembre 2020. L’ecosostenibilità di un imballaggio impatta sulla scelta di un bene sugli scaffali. Lo conferma l’Osservatorio Out-of-the-box realizzato da Nomisma e Glaxi per un’altra società del settore cartone, Ghelfi Ondulati, indagine che puntava a indagare la relazione tra chi fa acquisti e il packaging: per il 72 percento degli italiani, l’attenzione nella scelta cade anche sul packaging più ecologico. Si è ridato valore alle funzioni basilari delle confezioni: quella protettiva, per far percepire come sicuri i prodotti nel periodo di emergenza sanitaria; quella conservativa, decisiva per garantire la shelf life del bene, la sua vita commerciale sullo scaffale tra la produzione e il consumo e per evitare gli sprechi per quanto riguarda gli alimentari.

«La richiesta di carte e cartoni certificati – prosegue Claudio Rossi – si è ampliata, soprattutto negli ultimi due anni. Le aziende chiedono soluzioni che rispettano l’ambiente in tutte le componenti del prodotto stampato, sia che si tratti di prodotti di comunicazione, sia di prodotti di packaging». L’area Ricerca e Sviluppo ha lavorato in sinergia con altri protagonisti della filiera carta – produttori italiani e internazionali di materiali di supporto, di inchiostri, di vernici e di soluzioni di finitura – per migliorare gli aspetti cruciali dei materiali: riciclabilità, biodegradabilità e compostabilità. Da queste collaborazioni è nato 100%Green, il marchio che identifica le soluzioni proposte alle realtà che desiderano soluzioni a basso impatto ambientale. Il progetto si è intrecciato con un’altra iniziativa: Impatto zero. «I clienti che aderiscono a questo progetto possono apporre il marchio ‘Impatto zero’ su ogni pubblicazione ricevendo un certificato: per ogni prodotto si calcolano e compensano le emissioni di anidride carbonica generate. Ogni operazione di stampa è un’operazione che non pesa sull’ambiente». Il calcolo è eseguito da Life Gate, media network e società di consulenza per lo sviluppo sostenibile che ha dato vita al progetto.

A spingere le aziende verso la carta e il cartone è anche la crescente avversione alla plastica, «soprattutto nel settore della cosmesi», fa presente Rossi. Di recente abbiamo ripensato un imballaggio che in precedenza era composto da cartone e tre alloggi interni in plastica termoformata per contenere il prodotto. Insieme al cliente, abbiamo sviluppato alcune soluzioni totalmente in cartone». Grazie alla ricerca sui film plastici «si possono trovare sul mercato diverse tipologie di materiali, dal polipropilene (PPL) alle bioplastiche passando dai film lucidi, che hanno ottenuto il marchio Plastic Free. Anche per i prodotti di packaging realizzati in cartone, ma con ‘finestre’ trasparenti in materiale plastico per mostrare il prodotto stesso al consumatore, si possono utilizzare dei film trasparenti in PPL che sono riciclabili».

Il packaging non funge solo da schermo contro urti e contaminazioni. Anch’esso è uno strumento di comunicazione: attraverso le fessure il consumatore verifica il prodotto; sulla superficie, trova le informazioni su qualità del prodotto, prezzo e proprietà nutrizionali. Secondo l’Osservatorio Out-of-the-box, il 14 percento degli italiani si sofferma oggi anche sulle informazioni legate all’ambiente (inquinamento, smaltimento rifiuti). Oltre alla FSC, Faenza Group ha aggiunto un’altra certificazione nel 2016, «la PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes) – aggiunge Simona Dalprato che ha collaborato al progetto 100%Green – maggiormente riconosciuta a livello internazionale. PEFC si impegna a promuovere la gestione delle foreste attraverso una certificazione indipendente di terza parte».

I fogli di carta e cartone che entrano nelle aziende come Faenza Group non sempre sono su misura. Significa che per dare vita ai progetti commissionati dai clienti, sono necessari tagli e trasformazioni con la conseguente creazione di residui di materia prima che possiede ancora un valore. «Per ridurre al minimo i consumi – specifica il numero uno dell’azienda romagnola – preferiamo acquistare carta e cartone nel formato esatto che occorre per la produzione degli stampati. Non sempre è possibile, sia per ragioni di quantitativi minimi necessari per le fabbricazioni ad hoc in cartiera, sia per esigenze di tempistiche di approvvigionamento brevi. Le cartiere producono fogli di carta e cartone in formati standardizzati che sono disponibili nell’immediato». Per far sì che materia prima ancora buona non vada persa, sono necessari azioni di riciclo. «Tutti i materiali di scarto derivanti dalle lavorazioni nei nostri stabilimenti sono raccolti in appositi contenitori e consegnati a una società di smaltimento rifiuti. Questa provvede a trasformarli in fibre di recupero, immesse nuovamente nel ciclo di produzione delle cartiere per la fabbricazione di carta riciclata come prodotto finale. Per le prove di stampa utilizziamo carta certificata, smaltita regolarmente attraverso la raccolta differenziata». 

Il reperimento di materia prima è uno dei passaggi investiti dalla rivoluzione a favore dell’ambiente. Anche i processi di stampa negli anni sono stati ripensati. «La ricerca di nuove tecnologie nel settore è costantemente in divenire. L’anno scorso abbiamo sostituito la tecnologia di stampa H-UV (High ultra violet) con la più innovativa UV Led. Questo nuovo impianto consente di ottenere una riduzione del consumo energetico mediante l’utilizzo di lampade UV Led che non contengono mercurio, non producono gas ozono. Riducono notevolmente i costi di riciclaggio e l’impatto ambientale». Sono cambiate le sostanze chimiche con cui si va a imprimere sul materiale testi, disegni e colori e le sostanze adesive necessarie per assemblare le diverse componenti del prodotto. «Pur essendo già presenti da tempo inchiostri e vernici acriliche a bassa migrazione che non contengono oli minerali, e con ottime proprietà organolettiche (basso odore ndr), sono arrivati sul mercato degli inchiostri certificati C2C (Cradle to Cradle), riconosciuti a livello globale come prodotti più sicuri e sostenibili. Sono studiati per l’economia circolare e per ridurre l’impatto ambientale del prodotto stesso. Per quanto riguarda le colle, la maggior parte di quelle che usiamo sono viniliche, quindi a base acqua».

Mentre il packaging beneficia della guerra alla plastica, ci si interroga sul futuro di oggetti come brochure e cataloghi aziendali. La comunicazione online oggi permette di raggiungere il pubblico di riferimento con più immediatezza. L’immaterialità consente di non generare quelli che prima o poi diventeranno rifiuti, aiutando le aziende a migliorare la reputazione sul fronte ambiente. «È la strada seguita da alcuni brand dell’automotive di alta gamma che, nel 2018, scelsero di non stampare i cataloghi da fornire ai loro concessionari», rivela Rossi. Come è andata a finire? «Il 60 percento dei concessionari ha provveduto a stampare in autonomia i cataloghi. Le vendite hanno registrato un calo nel 2019. In seguito, gli stessi marchi hanno ripristinato la stampa dei cataloghi cambiando la veste grafica, facendo attenzione ai contenuti e alle finiture di stampa. In sintesi, migliori contenuti e cataloghi più belli al tatto e alla vista».

Secondo il Ceo di Faenza Group serve un confronto più obiettivo tra i dati relativi all’impatto ambientale di carta e cartone e quelli del mondo digital. Le tecnologie utilizzate nella trasmissione, ricezione ed elaborazione di dati e informazioni hanno un certo peso in termini di emissioni idi anidride carbonica equivalente. Nel 2020, come riportato da un recente approfondimento del Corriere della Sera, questo contribuito è arrivato al 3,7 percento delle emissioni globali e si stima possa raggiungere l’8,5 percento nel 2025 (nel 2008 era del 2 percento). «Oggi le aziende hanno scoperto l’abbinata carta-digital. Un nostro cliente del settore moda investe somme in mailing cartacei, con soluzioni di cartotecnica e stampa di alto livello, contenenti oggetti e informazioni che si ‘agganciano’ all’online per poi convertire le vendite sia nel canale retail che nel canale e-commerce. La percentuale di conversione è attorno al 7-8 percento. Con il solo online si sarebbe attestata tra l’1 e il 2 percento».


 
fonte: Lampoon Magazine

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